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   Progetto acqua potabile 2

Situazione idrica in Bangladesh
Il Bangladesh ha un clima monsonico con precipitazioni abbondanti: dai 1000-1500 mm annui nella zona occidentale, agli oltre 2500-3000 mm/anno nella parte sud-orientale. Le piogge, tuttavia, sono concentrate nel periodo giugno-ottobre. Calamità dovute ad eccessi di acqua sono comuni e si registrano praticamente ogni anno a seguito della stagione monsonica. I bacini acquiferi superficiali, sia fluviali che lacustri, sono dunque estremamente abbondanti. Tuttavia, nella fascia costiera, la risalita dell’acqua marina rende salati i fiumi per vari chilometri, ed anche la falda risente in varia misura della salinità. Inoltre, le acque di superficie sono spesso affette da inquinamento domestico, agricolo e industriale. Proprio la contaminazione chimica e soprattutto batteriologica delle acque superficiali ha indotto il loro progressivo abbandono come fonte di acqua potabile in favore delle acque di pozzo, con la diffusione di quest’ultimo tipo di approvvigionamento idrico in modo capillare in tutto il Paese a partire dagli anni ’60-70.


Stagno tradizionale

Le acque profonde.
Benché in passato l’approvvigionamento si basasse sulle acque di superficie ed esistano gradi impianti di trattamento di acque superficiali a Dhaka e a Chittagong, per la maggior parte il rifornimento, soprattutto nelle aree rurali, avviene tramite l’utilizzo di acque di falda attraverso pompe per lo più ad attivazione manuale collegate a un tubo del diametro di 5-6 cm che penetra ad una profondità di 30-60 m negli strati del sottosuolo costituiti da sedimenti fluviali di granulometria fine (argille, limi, sabbia fine). Questi pozzi forniscono acqua potabile a circa il 97% della popolazione. L’acqua di falda è inodore, priva o quasi di solidi sospesi e di microrganismi patogeni, che infestano invece le acque superficiali. In vaste zone del Paese, si trovano però in soluzione sostanze nocive o tossiche, tra cui l’arsenico.

L’arsenico
Forme e comportamento dell’arsenico nell’ambiente
Le forme di As presenti nelle falde sono date prevalentemente dallo ione arseniato, derivato dall’acido arsenico (H3AsO4), in cui l’As si trova sotto forma pentavalente (AsV), e lo ione arsenito, derivante dall’acido arsenioso (H3AsO3) in cui l’As si trova in forma trivalente (AsIII). Il passaggio tra queste due forme dipende dalle condizioni di ossido-riduzione dell’ambiente. L’As può anche essere organicato dai microrganismi e metilato dagli stessi, e conseguentemente volatilizzato sotto forma di metilarsine.
Mentre l’arseniato (AsV) è fortemente adsorbito e trattenuto dalle superfici minerali, in particolare dagli ossidi di Mn, Fe, Al, e può co-precipitare durante la loro formazione, la forma trivalente (AsIII) che prevale in condizioni di riduzione, è decisamente più solubile e più mobile, oltre che più tossica.

Tossicità dell’arsenico
La maggior parte dei composti dell’As risultano tossici. La dose letale per il 50% di una popolazione di topi (LD50) per l’arsenito (AsIII) è di 4.5 mg Kg-1, mentre quella dell’arseniato (AsV) è di 14 – 18 mg Kg-1.
L’arsenico può causare avvelenamento sia acuto, sia cronico. L’avvelenamento cronico causa sintomi quali debolezza cronica, perdita di peso, sindromi neurologiche, diminuzione dei riflessi, perdita di capelli. Esposizioni prolungate causano ipercheratosi, iperpigmentezione della pelle, disturbi cardiovascolari, circolatori e del sistema nervoso, disfunzioni epatiche e renali. Queste patologie tendono a degenerare in cancrena. L’arsenico è cancerogeno e induce la formazione di cancro della pelle, fegato, reni, sangue, polmoni ed altri organi. L’As è anche geneticamente tossico, in quanto inibisce le riparazioni del DNA. Sono state riscontrate sinergie nella manifestazione dei sintomi provocati dalla sindrome da arsenicosi cronica con altri fattori di indebolimento organico, come malnutrizione, avitaminosi, fumo, alcol, coesistenza di altre patologie. La comparsa dei sintomi, oltre che dalla concentrazione di arsenico nell’acqua potabile assunta giornalmente, dipende in modo notevole da fattori di predisposizione individuali, sia esterni che interni.
Il limite legale per la potabilità delle acque in Bangladesh è 0.05 mg/L, anche se di recente l’organizzazione mondiale per la sanità ha abbassato la soglia a 0.01 mg/L, valore che è stato adottato dalla legislazione europea e statunitense come massimo limite accettabile.
Di solito, sintomi esterni evidenti a carico della pelle (macchie di iperpigmentazione, ipercheratosi, cancrene) si segnalano presso comunità esposte a concentrazioni intorno a 0.20 mg/L e oltre. Più difficile è valutare l’incidenza dell’arsenicosi sulla comparsa di sintomi meno specifici, come la comparsa di tumori a carico di vari organi.

Chimica delle acque di falda
Le acque di falda contaminate da As sono in condizioni anossiche, con un potenziale redox molto basso (dell’ordine di -200 mV) a fronte di un pH vicino alla neutralità o poco superiore (7-7.5). La concentrazione di elementi in soluzione è molto elevata: il ferro è in media compreso tra i 5 e i 10 mg/L, ma concentrazioni anche molto superiori sono riportate in letteratura; il manganese supera spesso gli 0.5 mg/L. Questi elementi, di per sé non tossici, diventano però pericolosi per la salute a concentrazioni così elevate. Si trovano anche elevate concentrazioni di fosfato (0.5-2 mg/L), azoto sotto forma di ammoniacale (1-2 mg/L), solfuri, carbonati e bicarbonati, carbonio organico, talvolta metalli pesanti (nichel, zinco, rame, cromo, piombo …). Per quanto riguarda l’arsenico, le concentrazioni nei pozzi del Bangladesh sono molto variabili, andando da valori vicini al limite legale (0.05 mg/L) a concentrazioni dieci, venti volte maggiori. Nel distretto di Satkhira, concentrazioni dell’ordine di 0.10-0.30 mg/L sono ordinarie, con punte di 0.50-0.60 mg/L (Koila, Mahmoodpur, dintorni di Bhomra). A livello nazionale, sono segnalate concentrazioni limite di 2.00-3.00 mg/L (es. Noakali).

La scoperta della contaminazione da arsenico della falda superficiale in buona parte del Bangladesh, West Bengal (India) e altri Stati indiani lungo l’asta fluviale del sistema Gange-Brahmaputra-Meghna, risale alla metà degli anni ’90 ed è avvenuta in seguito a diagnosi di patologie da accumulo e avvelenamento cronico da arsenico in alcuni pazienti in India. In seguito, le analisi sistematiche delle acque di falda in Bangladesh e West Bengal hanno lentamente evidenziato le proporzioni del fenomeno. Benché le concentrazioni di arsenico nelle acque bengalesi non siano le più elevate al mondo, la vastità della zona colpita e il numero di persone interessate (si parla di almeno 30 milioni; secondo alcune stime sarebbero addirittura 100 milioni o più a bere acqua con concentrazioni di arsenico rischiose) rappresentano decisamente un triste primato mondiale.

Le origini della contaminazione da arsenico delle acque della pianura alluvionale del sistema fluviale Gange-Brhamaputra-Meghna sono ancora dibattute. Riportiamo una sintesi delle spiegazioni più comunemente accettate.
L’arsenico delle falde della pianura del Bengala è di origine naturale, litogenetica, ossia l’As era contenuto nei sedimenti fluviali che costituiscono queste pianure. I sedimenti trasportati dal Gange che si sono via via accumulati alla sua foce per una potenza di centinaia, migliaia di metri, contenevano tracce di minerali primari di arsenico, principalmente solfuri di ferro e As (arsenopiriti), in quantità non particolarmente elevate, rientranti nei valori medi riportati per i materiali sedimentari. Con il tempo, però, le arsenopiriti in alcuni strati sedimentari si sono ossidate e gli ossidi di ferro risultanti sono rimasti nel sottosuolo sotto forma cristallina o, spesso, di pellicole di materiale amorfo ricoprenti le particelle di argilla. L’arsenico, insieme a vari altri elementi meno nocivi, si è liberato dalle arsenopiriti in via di alterazione, ma è rimasto legato agli ossidi di ferro che da queste si sono originate. L’arsenico, infatti, si lega alle superfici degli ossidi di ferro, manganese e, in parte, alluminio, con un legame chimico specifico, forte, difficile da spezzare. Dunque, ancora il disastro non era avvenuto. Queste condizioni di ossidazione (presenza di abbondante ossigeno) non erano tuttavia permanenti. Con la risalita della falda gli ossidi sono stati sommersi, inoltre della sostanza organica si è dissolta nell’acqua di falda. Secondo alcuni sarebbe sostanza organica arrivata nella falda di recente, mentre secondo altri deriverebbe da depositi di torbe sepolte formatesi da precedenti aree umide durante la storia geologica di queste pianure. Questa sostanza organica ha fornito nutrimento ai batteri che, esaurito tutto l’ossigeno presente, hanno ridotto il ferro e il manganese, causando la dissoluzione degli ossidi. A questo punto l’arsenico è stato liberato in soluzione nell’acqua, poiché sono state distrutte le fasi minerali che lo trattenevano. Inoltre, l’arseniato si è ridotto ad arsenito, che viene trattenuto dai minerali in modo molto più limitato.
Precedentemente, erano state avanzate anche altre spiegazioni. Una implicava l’origine “agricola” dell’As. Il fosfato, fornito come fertilizzante ai suoli agrari, è adsorbito dagli ossidi come l’arsenico, ed è in grado di rimpiazzarlo sui siti attivi delle superfici, solubilizzandone una gran parte. Inoltre, i concimi fosfatici possono contenere una certa quantità di arsenico. Le quantità molto basse di As presenti nei suoli coltivati, però, non giustificano assolutamente le concentrazioni ritrovate nelle falde. Un’altra teoria suppone che la causa del rilascio dell’As sia da imputare direttamente all’ossidazione delle arsenopiriti in seguito alla sempre più ampia fluttuazione della falda dovuta al pesante prelievo idrico e alla variazione dell’idro-geologia della regione in seguito alla captazione di importanti corsi d’acqua, per lo più a scopo idroelettrico. Se così fosse, l’origine dell’As sarebbe molto recente e la causa prettamente antropica. Le condizioni fortemente riducenti che si riscontrano nelle falde incriminate escluderebbero però questa possibilità e le elevate quantità di ferro in soluzione e bicarbonato derivante dalla degradazione della sostanza organica suffragherebbero invece la teoria della dissoluzione riduttiva degli ossidi di Fe mediata dai microrganismi. Tuttavia, benché molti fattori naturali abbiano contribuito al disastro, il contributo umano non è necessariamente escluso. Infatti, la contaminazione sembra peggiorare con il prelievo di acqua: è stata riscontrata una certa correlazione positiva tra l’età dei pozzi e il loro contenuto in arsenico e, soprattutto, la concentrazione aumenta con la profondità fino a circa 40-60 metri per poi diminuire di nuovo e, casualmente, questa è proprio la profondità a cui pesca la maggioranza dei pozzi.
Se dal punto di vista geologico, mineralogico e chimico molto resta da fare per avere un quadro chiaro di tutte le cause concorrenti, dal punto di vista tecnologico sono state messe a punto molte strategie per migliorare la qualità dell’acqua potabile.

 

Continua...