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A
seconda dei diversi contesti si può cercare di utilizzare
acqua non contaminata da arsenico, derivante da impianti
di raccolta e conservazione dell’acqua piovana o da
pozzi superficiali, oppure di depurare le acque
contaminate con varie tecnologie o, meglio ancora,
integrare questi diversi approcci.
Il problema dell’arsenico riguarda anche la zona della
Rishilpi, che, in collaborazione con associazioni che si
occupano del problema e tramite una convenzione con il
Dipartimento di Valorizzazione e Protezione delle Risorse
Agroforestali dell’Università di Torino, ha già
collocato piccoli impianti di depurazione presso le scuole
dei villaggi. Il funzionamento è soddisfacente solo in
alcuni casi, in funzione delle caratteristiche chimiche
dell’acqua trattata e della regolarità della
manutenzione. Sono emerse come esigenze primarie:
- l’analisi delle acque da trattare prima
dell’installazione dell’impianto,
- la pianificazione attenta e scrupolosa degli interventi
di manutenzione, parallelamente alla formazione del
personale addetto,
- il monitoraggio regolare del funzionamento degli
impianti per intervenire tempestivamente quando si
manifestano dei problemi.
Per
rispondere a queste esigenze è stato attrezzato un
piccolo laboratorio ed è stata istruita una ragazza che
è ora in grado di effettuare alcune semplici quanto
fondamentali analisi chimiche e microbiologiche di routine
sulle acque, direttamente in campo o presso la Rishilpi.
Poter dire agli abitanti di un villaggio se e quanto la
loro acqua sia inquinata non è però sufficiente. La cosa
davvero importante è poter proporre loro una fonte di
acqua sicura: a seconda dei casi si può optare per
sistemi di raccolta dell’acqua piovana, filtri per la
depurazione microbiologica delle acque superficiali, pozzi
molto superficiali o al contrario molto profondi, che
attingano a falde per il momento non inquinate, sistemi di
co-precipitazione e decantazione del ferro e
dell’arsenico presenti nell’acqua di pozzo…
Per questo è ora allo studio un progetto di intervento su
più ampia scala, che prevede la messa in opera degli
interventi giudicati più opportuni caso per caso, la
formazione di personale in grado di fornire consulenza
adeguata nei villaggi per la gestione e la manutenzione
degli impianti, nonché interventi di microcredito affinché
le famiglie, o gruppi di famiglie, possano dotarsi delle
necessarie soluzioni.
Il
laboratorio
L’esigenza di poter contare su analisi affidabili
dell’acqua si è dimostrata di primaria importanza per
affrontare il problema. Infatti, prima di intraprendere
qualunque iniziativa bisogna conoscere il livello di
contaminazione dell’acqua, e sapere non solo quanto
arsenico è presente, ma conoscere la concentrazione anche
di altri soluti, per esempio il ferro, perché questo dato
condiziona fortemente la scelta del sistema di
depurazione. I kit utilizzabili in campo che si possono
comunemente reperire in Bangladesh permettono solo la
determinazione dell’arsenico e producono un dato
soltanto semi-quantitativo; inoltre non sono sempre
affidabili. La distanza e lo scarso numero di laboratori
affidabili ci hanno fatto optare per la messa a punto di
un piccolo laboratorio di base, che possa fare da
riferimento anche per altre organizzazioni operanti nella
zona di Satkhira.
Inoltre, qualunque soluzione si adotti, è necessario il
controllo periodico dell’acqua prodotta, per garantire
la necessaria sicurezza all’utenza. Purtroppo, questi
controlli non sempre sono previsti dagli altri operatori
del settore, e questa è una delle cause per cui i
risultati del programma di prevenzione messo in atto a
livello nazionale sono inferiori alle attese.

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kit
per la determinazione in campo della
concentrazione di arsenico nell’acqua |
| Rakiba,
l’analista di laboratorio della Rishilpi,
intenta a una conta microbica su piastre di
coltura specifiche per il rilevamento di coliformi. |
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il
sistema per la determinazione colorimetrica
dell’arsenico in uso alla Rishilpi |
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